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Scheda n. 22

(di Alessandra Geromel Pauletti)

Da:
Il Museo di san Pio X a Salzano
Argenti, tessuti e arredi sacri dal Quattrocento al Novecento
Amministrazione Comunale di Salzano, 1999 
Pag. 66

piviale

N. inv. 7

PIVIALE

Seconda metà del XIX sec. (riporto sec. XX) - Europa centrale (Germania o Svizzera)

Dimensioni cm. 149x293
Definizione tecnica damasco ricamato (riporto).
Materiali del ricamo sete policrome. cordoncino metallico e serico; argento dorato filato S su anima di seta gialla, anche ondata; lo stesso anche schiacciato sotto un rullo (chiamato "cirkasa"o "laminetta"); paillettes e canutiglia di oro tirato e lamella
Tecnica del ricamo ricamo ad applicazione a punto pittura, punto erba e punto spaccato per le sete policrome; punto posato, con punti di fermatura liberi e in diagonale in seta gialla, senza alcun supporto per i filati metallici; applicazioni di tessuto (gros de Tours e raso); integrazioni a punto catenella, realizzato a macchina.

Ricamo a modello posizionato lungo lo stolone e sullo scudo del piviale, dove viene rappresentata l'Incoronazione della Vergine nell'iconografia che vede la Madonna collocata sul lato sinistro, vestita d'azzurro, mentre sul lato destro è il Padreterno che regge lo scettro e indossa un ampio manto, profilato da una preziosa bordura, cesellata dal fine lavoro del ricamatore, forse una delle poche parti superstiti del ricamo originario.

Le figure siedono su un sedile ligneo, sul quale è un cuscino a rullo, inscritte in un fondale circolare profilato da una raggiera d'oro. AI di sopra è una colomba, a rappresentare lo Spirito Santo, mentre ai lati sono due angeli con turibolo. Nella parte più bassa è uno stemma rotondo verde, con croce greca dorata.

Lungo lo stolone, ai lati della croce greca posta in corrispondenza della nuca, sono edicole tricuspidate decorate da fiori di cardo, passiflora e gigli, nella tipica cromia delle tinture chimiche ottocentesche; nei cartigli, in caratteri gotici, è la scritta "Ora pro nobis".

Alternati agli scomparti floreali sono due edicolette, dove trovano collocazione due santi, rispettivamente S. Otmaro e S. Gallo.

Il primo, posizionato lungo il lato sinistro dello stolone, fu abate di S. Gallo, di cui fu il secondo fondatore dopo il santo che diede il nome all'abbazia, e nacque nell'attuale Germania, nella regione del lago di Costanza, intorno al 689.

Fedele alla regola di S. Benedetto si distinse per la benevolenza nei confronti dei malati, soprattutto verso i bambini, oltre che per l'attenzione rivolta ai poveri, tanto che viene invocato come patrono degli ammalati, de calunniati e della Chiesa del Silenzio. Di consueto rappresentato nelle vesti di benedettino, reca nella mano sinistra il pastorale, mentre con la destra regge una botticella di legno, a ricordare un episodio della Vita nel quale s narra che il vino, che portarono con s i monaci che trasportavano le sue spoglie, sarbbe miracolosamente aumentato durante il viaggio (Bibliotheca Sanctorum, VI, 1965, pp. 15-19).

Sull'altro lato è invece S. Gallo di Bregenz (nato in Irlanda alla metà del VI secolo), sulla cui tomba venne edificata quella chiesa che divenne il centro dell'abbazia rifondata da S. Otmaro, e che solamente a partire dal IX secolo prese il suo nome. II santo viene di norma rappresentato con il bastone abbaziale - donatogli dal suo maestro S. Colombano - e in compagnia di un orso, del quale si narra divenne amico dopo avergli curato un zampa (Bibliotheca Sanctorum, IX, 1967, pp. 1299-1303).

Il culto di entrambi i santi trovò diffusione nell'Europa centrale (soprattutto in Svizzera, Germania e Alsazia), il chi farebbe supporre un'attribuzione a manifattura straniera, probabilmente c ambito svizzero o tedesco, anche in riferimento alla durezza del tratto grafico e alla scelta della cupa cromia dei ricami.

La precisa scelta iconografica dei sarti e le stesse infiorescenze botaniche ne fanno un oggetto realizzato espressamente su commissione, probabilmente poco dopo la metà del XIX secolo, nella fase più matura di quel "gothic revival" che, arrivando dall'Inghilterra, si diffuse soprattutto fra le civiltà nordiche; tale datazione è forse da collegarsi al raggiungimento dell'autonomia, da parte dell'abbazia di San Gallo ottenuta solamente nel 1846.

Una riflessione a parte deve essere fatta per lo scudo, dove si rileva la presenza di zone lavorate con minuziosa precisione e filati di minor titolo - e quindi di qualità superiore rispetto ai rifacimenti - che sembrano riconducibili per tecnica esecutiva, materiali e gusto alla busta neogotica N. Inv. 202 seppure il generalizzato rifacimento de ricamo consenta solamente una parziale lettura dell'originale.

Il tessuto originario, in raso nocciola, è presente al di sotto del ricamò, che venne trasportato negli anni '70 del XX secolo su un nuovo tessuto dalla ditta trevigiana di arredi sacri Pietrobon (Bortolato, 1973, p. 19).

Gallone frangia di cm. 2 in canutiglia d'oro, cotone giallo, Lurex e oro lamellare.
Fodera tessuto di produzione recente, rosso, cucita a macchina.
Condizioni buone (riporto).
Bibliografia BACCHION, 1925. p. 189; BORTOLATO, 1973, p. 19: Bibliotheca Sanctorum, VI, 1965. pp. 15-19; Bibliotheca Sanctorum, IX, 1967, pp. 1299-1303.

Ultimo aggiornamento: 04.08.2007

 
 
 
 
 
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