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Scheda n. 47

(di Chiara Semenzato)

Da:
Il Museo di san Pio X a Salzano
Argenti, tessuti e arredi sacri dal Quattrocento al Novecento
Amministrazione Comunale di Salzano, 1999 
Pag. 108

Immagine sedile

Nn. inv. 103, 162, 163

GRUPPO DI TRE SEDILI

1883 (datato)  - Italia (Veneto)
Pietro Della Vecchia

Dimensioni Inv. nn.103, 162: h. 146 cm.; max larg. 70 cm.; max lung. 50 cm. Inv. nn.163: h. 154 cm.; max larg. 70 cm.; max lung. 50 cm.
Materiali / Tecnica legno di cirmolo intagliato e dorato.
Luogo Santorso (VI).

Sistema schienale a cornice e decorazione interna del tipo "à la Reine".

La traversa superiore, di sezione quadrangolare, ha una sagoma convessa. AI centro della curva convessa, nella parte esterna, è scolpita a tutto tondo la testa di un putto sormontata da una foglia d'acanto; nella parte interna due roquillards racchiudono un flore a campanella.

Il nodo di connessione tra ritto laterale e traversa superiore non è evidenziato strutturalmente, ma nella parte esterna è scolpito a tutto tondo un racemo di fiori.

I ritti laterali a cornice, di sezione quadrangolare hanno una sagoma leggermente concava.

Sopra l'innesto con la traversa d'appoggio del sistema laterale d'appoggio, il ritto laterale presenta una estroflessione dove due roquillards racchiudono un piccolo fiore a campanella.

La traversa inferiore, di sezione quadrangolare, è diritta. AI centro, intagliata, una doppia palmetta.

I ritti di sostegno allo schienale a cornice continuano direttamente nei ritti d'appoggio.

Sistema d'appoggio laterale le cui traverse, di sezione ovoidale ed anatomicamente ricurve, sono concluse da una voluta.

Il nodo di connessione tra la traversa d'appoggio ed il ritto di sostegno non è evidenziato ed è arretrato.

I ritti di sostegno, di sezione ovoidale proseguono direttamente nei ritti d'appoggio anteriori, e sono concavi; dalla base fino a circa 2/3 della loro altezza è intagliata una foglia d'acanto.

Sistema sedile con traverse a vista, trapezoidale con traversa centrale leggermente sagomata a serpentina.

La traversa frontale e quelle laterali sono sagomate a grembiale ed hanno nella sezione centrale in parte intagliata, in parte a tutto tondo, una doppia palmetta.

Sistema d'appoggio a terra i cui ritti posteriori, sono di sezione quadrangolare e diritti, mentre quelli anteriori sono del tipo "en cabriole" con intagliata sulla spalla una foglia d'acanto. Essi sono conclusi da un piede a ricciolo.

Notizie storico critiche

L'impostazione globale di questo sedile richiama alla mente sia esemplari Settecenteschi che barocchi. La dipendenza dai primi è denunciata soprattutto dall'elegante movimento concavo dei ritti laterali dello schienale, similmente a quanto appare nell'esemplare appartenente alla collezione del dott. G. Piva di Milano[1], così come dai ritti d'appoggio "en cabriole" che hanno intagliato sulla spalla una foglia d'acanto che richiama la soluzione adottata per il sedile conservato a Parigi presso la collezione Zeri[2]. I motivi barocchi sono invece chiaramente espressi nella vivace decorazione floreale scolpita nella parte alta dello schienale.

La commistione di questi due richiami stilistici potrebbe quindi far pensare di essere in presenza di un manufatto che sia esempio del momento di transizione tra lo stile barocco veneziano a quello più propriamente Luigi XV adottato dalla Serenissima; ciò nonostante alcuni particolari contraddicono questa supposizione. Infatti la mancanza di fluidità nella conduzione delle curve, che sono interrotte nel punto maggiormente concavo dall'incontro di due roquillards, contraddice l'equilibrata armonia curvilinea che si riscontra sempre negli arredi veneti di stile Luigi XV Altro particolare degno di nota è la mancanza di naturalismo degli intagli floreali, che appaiono piuttosto stereotipati, soprattutto se si confrontano con esempi squisitamente barocchi presenti nei trespoli del fornimento Barbarigo conservato presso il Museo del Settecento veneziano di Ca' Rezzonico[3].

Se sommati tra loro, questi indizi sono da considerarsi più che segnali di scarsa coerenza con gli stili indicati in precedenza, denuncia precisa dell'appartenenza del manufatto ad un'altra espressione stilistica: quella "neorococò". Questa definizione non identifica una precisa corrente stilistica, ma piuttosto una peculiarità propria di alcuni stili della seconda metà del XIX secolo i quali si richiamano tutti similmente al passato, prendendo ispirazione soprattutto da forme e modelli rococò, non disdegnando tuttavia, né l'espressività barocca né la linearità neoclassica. Per tutto quanto sopra è possibile quindi affermare che questo sedile è stato realizzato in ambito veneto - poiché riprende temi caratteristici della mobilia veneta sia barocca che Luigi XV - durante la seconda metà dell'Ottocento. La datazione può essere oltremodo precisa, poiché esso è da identificarsi come uno delle tre poltrone acquistate nel 1883 da Don Giuseppe Menegazzi presso l'intagliatore Pietro Della Vecchia di Sant'Orso in provincia di Vicenza, e pagate 350 lire.

L'indicazione di questo acquisto è registrata alla data del 1 gennaio 1883 nel "Registro [di] amministrazione di una cassa privata ..." che, iniziato da Don Sarto, venne poi continuato da Don Giuseppe Menegazzi,che gli successe nella conduzione della Parrocchia[4]. Alla data del 1 gennaio troviamo dunque la seguente indicazione "poltrone n. 3 fatte a Sant'Orso da Pietro Della Vecchia". Quella dei Della Vecchia era una fiorente bottega di intagliatori e doratori che, oltre che per diverse altre Parrocchie[5] aveva spesso lavorato anche per la parrocchia di Salzano, e ciò almeno dal 1872, come risulta da ricevute e corrispondenza conservate presso l'Archivio Parrocchiale di Salzano. Ai loro servigi aveva più volte fatto ricorso anche Don Giuseppe Sarto, come testimoniano gli scambi epistolari ove si ritrovano proposte di realizzazione di manufatti, preventivi e suggerimenti. Tuttavia non è da ascrivere unicamente a questa consuetudine il ricorso da parte di Don Menegazzi a questi artigiani, poiché in una lettera di Marco Della Vecchia inviata a Don Giuseppe Sarto il 12 agosto 1872, con la quale egli sottoponeva all'approvazione del parroco alcuni campioni di cornici, egli chiedeva anche di "presentare quando le si presenti l'occasione i miei ossequi al M. R. D. Giuseppe Menegazzi", sottintendendo con ciò un preesistente rapporto di stima - se non di amicizia - con quest'ultimo.


[1] LEVY, 1964, tav. 89

[2] Ibid, tav. 93.

[3] ROMANELLI - PEDROCCO, 1986, p. 35.

[4] APS, Registro [di] amministrazione di una cassa privata della Chiesa di S. Bartolomeo di Salzano tenuta dal nuovo Arciprete Don Giuseppe Sarto, sub data.

[5] Da una testimonianza orale di Don Lucio Bonora dell'Archivio della Curia di Treviso.

 

Bibliografia BORTOLATO, 1973, p. 28.

Ultimo aggiornamento: 04.08.2007

 
 
 
 
 
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